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Il segreto della caffettiera napoletana: come preparare la vera cuccumella

A cura del Team Lavazza Tempo di lettura: 6 minuti

Prima della moka, a Napoli e in gran parte d'Italia, il caffè in casa si preparava con la cuccumella. È un metodo più lento rispetto a quelli a cui siamo abituati oggi, ma proprio per questo è rimasto un rito: qualche minuto di attesa condivisa, un gesto preciso, il capovolgimento, e un caffè dal profilo aromatico molto diverso da quello della moka o dell'espresso al bar. La ragione sta in un principio fisico preciso, la percolazione a caduta, che vale la pena capire prima ancora di mettere le mani sulla caffettiera.

Cos'è la caffettiera napoletana e da dove viene

La caffettiera napoletana, in dialetto cuccumella, è una caffettiera a inversione che, a differenza della moka, non sfrutta la pressione del vapore ma esclusivamente la forza di gravità per far passare l'acqua attraverso il caffè macinato.

Nonostante il nome, le sue origini non sono napoletane ma francesi: fu brevettata a Parigi nel 1819 dallo stagnino Jean-Louis Morize, perfezionando modelli simili proposti da altri artigiani parigini nei primi anni dell'Ottocento. Il nuovo sistema si diffuse rapidamente in Italia e trovò a Napoli la sua massima popolarità, al punto da diventarne uno dei simboli, tanto da essere raccontata anche a teatro: Eduardo De Filippo, nella commedia Questi Fantasmi (1945), dedica un'intera scena alla preparazione del caffè con la cuccuma, cogliendo con precisione alcuni dettagli tecnici che si tramandano ancora oggi.

Il termine cuccumella è il diminutivo di cuccuma, parola che in origine indicava un recipiente in rame o terracotta usato per scaldare l'acqua (da cui il materiale con cui venivano realizzate le prime caffettiere napoletane). Con il tempo il rame è stato affiancato dall'alluminio, più leggero ed economico, e oggi si trovano anche versioni in acciaio inox e in ceramica.

A partire dalla metà del Novecento la cuccumella è stata progressivamente sostituita dalla moka, più rapida e semplice da usare, ma non è mai scomparsa del tutto: resta la scelta di chi cerca un caffè meno concentrato e con un profilo aromatico più delicato, ed è tuttora un pezzo di design amato anche fuori dai confini italiani.

Com’è fatta la cuccumella

La caffettiera napoletana è composta da quattro elementi che si incastrano tra loro senza guarnizioni:

  • Serbatoio dell'acqua: la parte inferiore, dotata di un manico e di un piccolo foro laterale che segnala quando l'acqua ha raggiunto il bollore.
  • Contenitore del caffè (o "camicia"): un cilindro cavo, aperto da un lato, in cui si versa il caffè macinato. Si infila nel serbatoio dell'acqua.
  • Filtro: si avvita sopra il contenitore del caffè e trattiene la polvere, evitando che finisca in tazza.
  • Raccoglitore: la parte superiore con beccuccio, dotata anch'essa di manico, in cui si raccoglie il caffè pronto dopo il capovolgimento.

L'assenza di guarnizioni in gomma è una delle differenze più rilevanti rispetto alla moka: la tenuta della cuccumella dipende dalla precisione con cui i pezzi in metallo si incastrano tra loro, non da una parte soggetta a usura come nella moka. Questo la rende, in un certo senso, più semplice da mantenere nel tempo, ma richiede di controllare che i bordi non si siano deformati con gli anni.

Il rito del cuppetiello: a cosa serve davvero

Chi ha visto qualcuno preparare il caffè con la cuccumella conosce probabilmente anche il cuppetiello (o coppetiello): un piccolo cono di carta, spesso ricavato da un foglio di giornale, che si posiziona sul beccuccio subito dopo il capovolgimento, mentre il caffè scende lentamente.

Non è un vezzo estetico. Durante la percolazione, che può durare fino a dieci minuti, il beccuccio aperto lascerebbe disperdere nell'aria una parte degli aromi volatili del caffè, in particolare quelli rilasciati dalle prime gocce che scendono, generalmente le più intense. Il cuppetiello chiude il beccuccio e mantiene questi composti aromatici all'interno del raccoglitore, così da ritrovarli nella tazzina al momento di versare il caffè, invece che nell'aria della cucina. È un principio simile a quello per cui si copre una pentola durante la cottura per non disperdere il vapore, applicato qui alla conservazione degli aromi piuttosto che del calore.

Il gesto è entrato nell'immaginario collettivo soprattutto grazie a Eduardo De Filippo, che nella commedia Questi Fantasmi fa spiegare al protagonista, mentre prepara il caffè in scena, perché quel piccolo cono di carta sia più utile di quanto sembri.

Tutorial: come preparare il caffè con la caffettiera napoletana, passo dopo passo

Dosi di riferimento: circa 7 g di caffè macinato a persona. Per una cuccumella da 3 tazze, si aggirano intorno ai 20-22 g di caffè.

  1. Smonta la caffettiera e versa l'acqua nel serbatoio inferiore, fermandoti a circa mezzo centimetro sotto il forellino laterale. Non superarlo: è il punto di riferimento per la quantità corretta e serve anche a evitare che l'acqua fuoriesca durante il capovolgimento.
  2. Riempi il contenitore del caffè con il macinato a grana medio-grossa, senza pressarlo. Livellalo delicatamente e avvita il filtro sopra.
  3. Incastra il contenitore del caffè nel serbatoio dell'acqua, con attenzione a non far fuoriuscire l'acqua, quindi incastra sopra il raccoglitore, allineando i due manici.
  4. Metti la caffettiera sul fuoco con il beccuccio rivolto verso il basso. Usa una fiamma bassa, di diametro non superiore alla base della caffettiera: un calore troppo intenso rischia di disperdere parte del profumo prima ancora che l'acqua attraversi il caffè.
  5. Aspetta che dal forellino laterale esca un filo di vapore o qualche goccia d'acqua. È il segnale che l'acqua ha raggiunto il bollore ed è il momento giusto per procedere: non prima, altrimenti l'acqua non sarà abbastanza calda da percolare correttamente; non troppo dopo, per non surriscaldare inutilmente il caffè.
  6. Spegni il fuoco e capovolgi la caffettiera con un movimento deciso e sicuro, afferrandola saldamente per entrambi i manici. È il passaggio più delicato: la caffettiera è calda e può fuoriuscire qualche goccia d'acqua bollente dal forellino, quindi meglio eseguire il movimento con decisione, senza esitazioni, tenendo le mani protette se necessario.
  7. Copri il beccuccio, ora rivolto verso l'alto, con il cuppetiello (basta un pezzetto di carta arrotolato a cono) per trattenere gli aromi durante la discesa.
  8. Lascia percolare il caffè per circa 5-10 minuti, senza fretta: è il tempo che l'acqua impiega per attraversare il caffè macinato per sola gravità e raccogliersi nella parte superiore.
  9. Togli il cuppetiello e versa il caffè nelle tazzine. Essendo un'estrazione più delicata di quella della moka, è consigliabile servirlo ancora caldo.

La macinatura giusta per la caffettiera napoletana: perché più grossa di quella per la moka

Uno degli errori più comuni di chi prova per la prima volta la cuccumella è usare lo stesso caffè macinato per la moka. Il risultato, quasi sempre, è una tazzina amara e poco equilibrata.

Il motivo è legato proprio all'assenza di pressione. Nella moka, l'acqua attraversa il caffè in poco tempo, spinta dalla pressione del vapore: una macinatura medio-fine è quindi adatta, perché il tempo di contatto è breve. Nella caffettiera napoletana, invece, l'acqua impiega diversi minuti a percolare per sola gravità: se il macinato è troppo fine, il tempo di contatto tra acqua e caffè si allunga eccessivamente, e questo porta a un'estrazione eccessiva delle componenti amare e astringenti — lo stesso principio, applicato a tempi più lunghi, che nella moka si verifica quando si pressa il caffè nel filtro.

Per questo la regola pratica è usare una macinatura più grossa rispetto a quella della moka: simile a quella impiegata per i metodi a filtro, comunque non fine come quella per l'espresso. Il caffè va versato nel contenitore senza pressarlo, riempiendolo fino al bordo o leggermente oltre, e livellato con delicatezza.

Manutenzione della cuccumella

La caffettiera napoletana non ha guarnizioni da sostituire, ma richiede comunque qualche attenzione:

  • Lava tutte le parti dopo ogni utilizzo con acqua calda, evitando detersivi aggressivi che possono lasciare residui e alterare il sapore del caffè nelle preparazioni successive.
  • Asciuga accuratamente ogni componente, soprattutto se la caffettiera è in rame o alluminio, per evitare ossidazioni superficiali.
  • Controlla periodicamente il filtro, liberando i fori ostruiti con un ago sottile se necessario.
  • Verifica che i pezzi si incastrino ancora perfettamente: senza guarnizioni, è la precisione degli incastri a garantire la tenuta.

Percolazione a caduta: come funziona la caffettiera napoletana

È qui che la caffettiera napoletana si distingue davvero, ed è anche il motivo per cui il caffè che produce ha un carattere così diverso rispetto all’ espresso o al caffè preparato con la moka.

  • Espresso: l'acqua viene spinta attraverso il caffè da una pompa, a una pressione di circa 9 bar. L'estrazione è rapidissima (20-30 secondi) e produce una bevanda concentrata.
  • Moka: l'acqua viene spinta verso l'alto dall'espansione dell'aria e del vapore nella caldaia, a una pressione di circa 1-2 bar. Il processo dura pochi minuti.
  • Caffettiera napoletana: non c'è alcuna pressione in gioco. Una volta capovolta, l'acqua calda si trova sopra il caffè e lo attraversa semplicemente per effetto della gravità, percolando lentamente verso il basso. È lo stesso principio fisico su cui si basano i metodi a filtro (come la V60 o la Chemex), applicato però con acqua già calda invece che versata a mano.

Questa differenza ha una conseguenza diretta sul gusto. Senza pressione, l'estrazione è più graduale e meno aggressiva: si ottiene una bevanda dal corpo più leggero rispetto all'espresso, con un'acidità più contenuta e un aroma che, pur essendo meno intenso al naso rispetto a quello della moka, tende a essere percepito come più persistente in bocca. Non è un caffè "più debole" in senso qualitativo: è semplicemente un'estrazione diversa, pensata per essere bevuta con calma.

Domande frequenti sulla caffettiera napoletana

Qual è la differenza tra caffettiera napoletana e moka?

La moka usa la pressione generata dal vapore per spingere l'acqua attraverso il caffè, in pochi minuti. La caffettiera napoletana non usa pressione: dopo il capovolgimento, l'acqua attraversa il caffè solo per gravità, in un processo più lento (5-10 minuti) che produce una bevanda dal corpo più leggero.

Che macinatura serve per la caffettiera napoletana?

Una macinatura medio-grossa, più grossa di quella usata per la moka. Una polvere troppo fine allunga il tempo di contatto con l'acqua e rende il caffè amaro.

A cosa serve il cuppetiello?

È il cono di carta che si posiziona sul beccuccio durante la discesa del caffè. Serve a trattenere all'interno gli aromi volatili che altrimenti si disperderebbero nell'aria durante i minuti di percolazione.

Quanto tempo ci vuole per preparare il caffè con la cuccumella napoletana?

Considerando il riscaldamento dell'acqua e la percolazione, in genere tra i 10 e i 15 minuti complessivi, a seconda della quantità e della macinatura.

Quanto caffè si usa per la caffettiera napoletana?

Come indicazione generale, circa 7 g di caffè macinato a tazzina.

Si può usare la caffettiera napoletana sull'induzione?

I modelli tradizionali in rame o alluminio non sono compatibili. Esistono però versioni moderne in acciaio inox pensate apposta per i piani a induzione.

L'acqua non scende, o scende troppo lentamente: perché?

Può dipendere da un caffè macinato troppo fine o pressato nel contenitore, che ostacola il passaggio dell'acqua, oppure da un filtro con i fori parzialmente ostruiti da residui delle preparazioni precedenti. Controlla e pulisci il filtro dopo ogni utilizzo.

Durante il capovolgimento esce troppa acqua dal forellino: come mai?

Probabilmente il livello dell'acqua nel serbatoio era troppo alto. Ricontrolla di fermarti sempre qualche millimetro sotto il foro di sicurezza.

Che tu stia scoprendo la cuccumella per la prima volta o stia recuperando un'abitudine di famiglia, il principio resta lo stesso di ogni buona preparazione del caffè: pochi passaggi, ma fatti con attenzione. Con la macinatura giusta e i tempi corretti, la caffettiera napoletana regala una tazzina che vale l'attesa.

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