Lavastoviglie. È probabilmente l'errore più diffuso tra chi possiede una moka in alluminio, il materiale più comune per questo tipo di caffettiera. Il ciclo di lavaggio combina calore prolungato, sali e detergenti alcalini pensati per stoviglie in ceramica o acciaio, non per un metallo reattivo come l'alluminio: il risultato tipico è la comparsa di macchie opache e irreversibili sulla superficie interna ed esterna, oltre al rischio di danneggiare le parti in gomma e in materiale termoplastico del manico. Anche le moka in acciaio, generalmente più resistenti, andrebbero comunque lavate a mano per preservare più a lungo guarnizione e componenti interni.
Spugnette abrasive e pagliette metalliche. Graffiano la superficie interna creando micro-solchi che, lungi dal facilitare la pulizia, offrono più punti di ancoraggio ai residui oleosi nelle preparazioni successive, accelerando l'accumulo che si vuole invece evitare.
Aceto come pulizia di routine. Efficace contro il calcare quanto l'acido citrico, l'aceto ha però uno svantaggio pratico: il suo odore è più persistente e tende a essere trattenuto dall'alluminio e dalla gomma della guarnizione, con il rischio di trasferirsi alle preparazioni successive se il risciacquo non è estremamente accurato. Per un utilizzo occasionale e con un risciacquo abbondante non comporta problemi, ma per la manutenzione periodica l'acido citrico resta la scelta più affidabile.
Detersivo per i piatti a ogni utilizzo. Il suo uso sistematico lascia un residuo di profumo che l'alluminio assorbe facilmente, alterando il sapore delle preparazioni successive. Può essere utile, in dose minima, solo in caso di sporco particolarmente ostinato, seguito da un risciacquo molto abbondante.